Big Mac ingrassa con la recessione

«Avete sentito dell’aumento di vendite alla McDonald’s?», chiede Jay Leno ai milioni di telespettatori che, come ogni sera, ascoltano il suo show sulla Nbc. «Siamo l’unico paese continua il più celebre comico d’oltreoceano, riferendosi al boom della catena di fastfood in cui in tempi di recessione la gente, invece di stringere la cinghia, è costretta ad allargarla».

Gli americani sorridono, forse senza rendersi conto che la battuta va al cuore di uno dei maggiori problemi sociali degli Stati Uniti d’inizio millennio. L’obesità, ricordano gli esperti, è un vera e propria epidemia, incoraggiata dalle cattive abitudini alimentari e dall’onnipresenza di hamburger e patatine fritte. Ha un peso notevole nel ridurre la durata della vita media degli americani, che è molto più bassa di quella di altri paesi industrializzati, dall’Italia al Giappone. A farne le spese sono soprattutto le classi meno abbienti, tanto che la Casa Bianca di Barack Obama non esclude una iniziativa politica per fronteggiare questa emergenza.
Ma intanto l’aggravarsi della grande crisi economica, confermato la settimana scorsa da licenziamenti in massa di decine di migliaia di lavoratori e dai dati del Fondo Monetario, che ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita mondiale, non turba il business del fast food. Tutt’altro. Come dimostrano gli ultimi dati della regina incontrastata di questo settore della ristorazione, la McDonald’s.

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